"Controversy / I'm so thirsty / Got no mercy"

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09/19 2009

Paolo Sorrentino, “Il Divo”

“A fra..che te serve?”

Un quadro surrealista dell’Italia che fu (fu?) dipinto con maestria grazie ad una tecnica innovativa e coinvolgente. Sullo sfondo La corrente, una cerchia di politicanti, uomini di Palazzo e di Chiesa presentati come i gangster cinici e sprezzanti di un film di Tarantino.

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Si muovono, sogghignano, ammiccano e ballano nelle sale sfarzose di una Roma onirica, desolata e desolante (notevole la rappresentazione di un istrionico Paolo Cirino Pomicino – Carlo Buccirosso ). Al centro dell’opera lui:  La prima lettera dell’alfabeto,  tormentato, complesso, impenetrabile. Il divo Giulio, la longa manus dell’ impero teocratico, l’uomo che ha (co-)gestito ininterrottamente le dinamiche politiche italiane per più di quarant’anni. Questo è un film su di lui, sui suoi segreti, sulla sua vita, o meglio, citando, sulla sua spettacolare vita. «So di essere di media statura, ma non vedo giganti intorno a me». È lui il piccolo gigante: 7 volte Presidente del Consiglio, 21 volte ministro, 26 capi di imputazione per 26 archiviazioni.

il divo_Andreotti«Lei ha sei mesi di vita, mi disse l’ufficiale medico alla visita di leva. Anni dopo lo cercai: volevo  fargli sapere che ero sopravvissuto. Ma era morto lui»

Padrino scaltro dalla battuta sempre pronta, costretto, come lui stesso ammette, a perpetuare il male per ottenere il bene. Il buon Dio come mandante, la gestione del potere come obiettivo eterno ed un unico invincibile nemico: la sua emicrania. Sorrentino entra nella sua vita, Servillo entra nel suo corpo e dopo L’Uomo in Più (2002) e Le conseguenze dell’amore (2004) i due geni raggiungono l’alchimia perfetta regalandoci insieme un ritratto intimo e grottesco, di luci ed ombre, unico per valore. Gli eventi della fine della prima Repubblica riaffiorano, si sovrappongono a ritmo serrato, si fermano di colpo, per poi ripartire accompagnati da una colonna sonora minuziosamente calibrata. Un carrello di ricordi su tutto ciò che di più terribile ha segnato quegli anni: Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona, gli omicidi di Mino Pecorelli e del Generale Dalla Chiesa, Piazza Fontana, Moro, la strage di Capaci, Salvo Lima, la collusione con la Mafia, l’anti-potere e la P2, le ingerenze del Vaticano. Vicende, impicci, personaggi la cui storia è sempre bene ricordare, in un paese come questo, cedevole al vizio e dalla memoria troppo corta. Sorrentino ci fa riflettere sul funzionamento del sistema di fine ottanta/inizi novanta e sui pesanti strascichi che, senza soluzione di continuità, continuano ad avvelenarci ancora oggi e che affondano le radici in quella politica degenerata e autoreferenziale, banalmente ideologizzata, scaduta nei suoi aspetti più bassi e beceri in un groviglio di dinamiche torbide e sorrisi freddi di animali pronti a farsi a pezzi. Intorno un Italia muta, un mare piatto dal quale emerge di tanto in tanto un popolo rassegnato e assorto in un clientelismo sia politico che spirituale, la rappresentazione più avvilente di una testa-un voto, (comprato, per altro). L’elezione di Ciampi sembra una scommessa sui cavalli, e descrive emblematicamente una gestione irresponsabile del potere, linfa vitale che muove i protagonisti assuefatti a tal punto da non rendersi conto di essere prossimi allo sfacelo. Aldo Moro è un fantasma vendicativo che aleggia durante tutto il film, portatore di un senso di colpa che pesa come un macigno sulla gobba del Papa nero. “Il mio sangue ricadrà su di voi”e aveva visto giusto: La Magistratura, flagello pagano, irrompe con tutta la sua salvifica violenza scuotendo l’albero dalle radici, facendo crollare a una ad una, chi col suicidio, chi col carcere, le mele marce che lo occupavano. Quando si tocca il fondo non si può che risalire, ma la salita non piace a chi non sa faticare. Le commissioni parlamentari e i processi incalzano ma lui nega, afferma di non ricordare, si difende con tutte le sue forze, e resta lì, chiuso nella grandezza del suo enigma (E .Scalfari), protetto dalla complessità della sua storia. La tempesta passerà, lasciando Il Divo curvo ma in piedi, salvato forse dalla sua grande astuzia o forse da Dio, sicuramente dalla caduta in prescrizione dei suoi reati. A noi restano 110 minuti per nutrirci di un cinema crudo e suggestivo e per fare i conti con una parte (della sua e) della nostra storia.

toni-servillo-in-una-scena-del-film-il-divo-60333il-regista-paolo-sorrentino-sul-set-del-film-il-divo-60316toni-servillo-nel-ruolo-di-giulio-andreotti-in-una-scena-del-film-il-divo-60601paolo-graziosi-in-una-sequenza-del-film-il-divo-60335

http://www.imdb.com/title/tt1023490/

http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Andreotti

http://it.wikiquote.org/wiki/Giulio_Andreotti

http://www.diritto.net/content/view/709/8/ (testo della sentenza del processo di Palermo)

http://www.youtube.com/watch?v=-sor7rK5DJM (versione di M. Travaglio sul processo Andreotti)

http://www.danieleluttazzi.it/?q=node/291 (Stanotte e per sempre è un racconto grottesco scritto da Daniele Luttazzi su Andreotti e il Caso Moro)

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