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09/22 2009

Milana Terloeva, “Ho danzato sulle rovine”


Si chiama Milana Bakhaeva ma firma con il cognome Terloeva. Originaria di Orechovo (Cecenia), ha vissuto l’adolescenza durante i conflitti del suo paese con la Russia dagli anni ’90 finche nel 2003 è stata scelta da Etudes Sans Frontières. Quindi è partita per il mondo libero, si è laureata all’Institut d’ètudes politiques de Paris , ha pubblicato questa fantastica opera tra reportage giornalistico e romanzo autobiografico. Ma nonostante le richieste di lavoro prestigiose a seguito del libro ha scelto di ritornare a combattere in Cecenia. Per la sua gente e la memoria che non può sparire questa giovanissima giornalista (classe 1979) combatte una battaglia decisiva: la libera informazione in territorio russo.

copertina francese

In un teatro di guerra dimenticato dalle masse, si svolge “Ho danzato sulle rovine”: narra le vicissitudini e le esperienze di una ragazza, in peregrinazioni tra Cecenia e Inguscezia, la vita passata dall’inizio della prima guerra cecena fino ai primi anni del nuovo millennio. Parla delle operazioni di pulizia, delle barbarie che accadono di continuo come se non esistesse un mondo moderno e civile. Parla della demonizzazione da parte della Russia verso i ceceni, considerati tutti “bestie”, tutti potenziali terroristi (bambini compresi), tutti nemici. Scorrono tra le pagine tanti microcosmi animati dai loro conflitti interni, uomini e donne inseriti in un universo atroce che devasta la terra cecena mentre aspetta solamente che il popolo dica basta. La guerra intesa come portatrice di morte biologica ma non solo. Tenta infatti di annullare lo scorrere naturale del tempo, quel fiume di tante piccole cose che cambiano noi stessi giorno dopo giorno. Ed è proprio qui dove nasce la resistenza. Quei microcosmi continuano la loro incessante lotta, spingono il loro istinto alla vita. Senza più niente, ma con la volontà di non farsi sottrarre tutte quelle piccole cose, per non essere disumanizzati ancora. Gli studenti rischiano la vita e vanno all’università di Groznyj; si ricostruiscono le case, anche se gli abitanti sanno di ritrovarle nuovamente distrutte nel giro di qualche mese; nessuno vuole perdere le tradizioni della cena, dei matrimoni o del semplice stare insieme. Partendo dai piccoli gesti quindi, che adesso appaiono come espressione di una ritualità ancestrale. C’è la voglia di continuare ad avere una propria esistenza anche quando non siamo noi a controllare le nostre vite.

“Ho danzato sulle rovine”, Corbaccio, 2008

(tratto da “LiberaInformazione”, 2008)

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