"Controversy / I'm so thirsty / Got no mercy"

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09/29 2010

Back to the future

“RIP! A REMIX MANIFESTO”, Brett Gaylor, 2008

1. La cultura è sempre costruita sul passato
2. Il passato cerca sempre di controllare il futuro
3.Il nostro futuro sta diventando meno libero

4.Per costruire società libere dobbiamo limitare il controllo del passato

Non capita spesso di imbattersi in prodotti che riescono ad affrontare con lucidità e leggerezza temi inusuali quanto scomodi, che intrattenendoti a buon ritmo sono capaci allo stesso tempo di regalare preziosi spunti di riflessione. Rip! A Remix Manifesto” è il primo documentario opensource mai realizzato,  presentato nel 2008 da Brett Gaylor, giovane film-maker canadese, e  giunto in Italia un anno dopo grazie a Feltrinelli, che negli ultimi anni con la collana ‘real cinema’ è meritevole di aver introdotto nel nostro asfittico mercato opere indipendenti di gran spessore.
Il cuore del messaggio risiede nei 4 punti che formano il manifesto, inequivocabili, diretti ed efficaci, tra i quali Gaylor innesta esempi tangibili, storie di persone che nel bene o nel male si sono ritrovate a fare i conti con il tema abilmente sviscerato, sintetizzabile nei seguenti quesiti: chi detiene il monopolio della produzione culturale in una società? in che modo, e in nome di cosa, questo potere viene mantenuto e gestito?

Per rispondere si procede a ritroso nel tempo, cominciando col raccontare la vita di Girl Talk, giovane studente di ingegneria biomedica che di recente ha raggiunto il successo esibendosi nel corso di serate di musica elettronica e specializzandosi nei mash-up, quintessenza della campionatura e del remix, nuova modalità espressiva che mescola frammenti di pezzi storici generando nuove tracce. Il nemico numero uno, insomma, per i paladini del Copyright. Altro personaggio chiave è l’avvocato Lawrence Lessig, giurista professore a alla Stanford Law School, fondatore di Creative Commons, un’organizzazione no profit dedicata all’espansione della portata delle opere di creatività offerte alla condivisione e all’utilizzo pubblico. Essa è nata con l’intento di rendere possibile, com’è sempre avvenuto prima dell’attuale deformazione della legge sul copyright, il ricorso creativo a opere d’ingegno altrui nel rispetto delle leggi esistenti. Lessig è anche tra le menti pensanti del movimento cultura libera, nato con gli stessi propositi, che trae il nome da una delle opere più innovative e  del Professore (scaricabile qui  in versione integrale)

Internet è ovviamente al centro di questo processo. La sua nascita, e la conseguente diffusione di massa negli anni novanta, ha rappresentato una discontinuità tecnologica senza precedenti, che ha segnato un momento di rottura, rendendo le leggi relative al diritto d’autore desuete e dannose.
Basta poco infatti per aprire gli occhi e rendersi conto che tali leggi, alle quali siamo ormai assuefatti, nascondono intenti volutamente distorti, utilizzano argomentazioni ingannevoli estremizzate da pochi individui in nome del profitto. In effetti la storia della musica, come anche della pittura e del cinema, non è altro che un flusso continuo di reinterpretazione nel quale il patrimonio culturale sedimentato nella mente dell’artista viene scisso e ricomposto dal suo estro, dalla sua ispirazione, dal suo genio, questi si, originali.

Allora Rip! traccia l’outline di un futuro altro, imperniato intorno ai concetti di condivisione, di free-culture, di cannibalismo antropofago. Dove l’economia delle idee prevalga sull’economia feudalizzata delle cose (Thom york insegna). Un futuro di Cinema Open Source, di download legali a pagamento, di incondizionata condivisione del progresso scientifico, penso ad esempio alle cure mediche. Un mondo di pirati liberi in equilibrio tra anarchia e controllo. Dove l’interpretazione induca alla ri-creazione di opere rispetto alle quali non TUTTI ma solo ALCUNI diritti siano riservati e il cui valore venga deciso principalmente dalle preferenze di una comunità, piccola o grande che sia, e non di una delle tante major. Il demos sarebbe così libero di premiare, anche in termini economici, coloro che s’ispirano, mixano, incollano, generano nuova arte e bocciare in parallelo ogni sorta di mero plagio o triste imitazione fine a se stessa. In fondo un simile scenario ricorda molto un passato che non abbiamo mai visto sotto questa luce. In fondo, prima di Walt Disney era così (vedere per capire). And then, things got really intresting.

Links:

CreativeCommons.it

Freeculture.org

opensourcecinema.org

Brett Gaylor personal site

Lawrence Lessig personal site

Videointervista a Lawrence Lessig su Creative Commons

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