"Controversy / I'm so thirsty / Got no mercy"

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Postato in Suoni
Articolo 2 Commenti
09/20 2011

I Cani, Il Sorprendente album d’esordio e altri fenomeni borghesi

 Ognuno tenta di aggiungere qualcosa di nuovo alla descrizione, eppure tutti si scordano di dire le cose più semplici. Chissà cosa scorderemo noi su I Cani  in questa lunga digressione.


Averli conosciuti al tempo, da un profilo twitter oppure grazie ad un amico durante Germania-Uruguay, poco importa. Essere un conoscitore della musica che potremmo definire rock italiano degli ultimi anni neppure è rilevante. Sicuramente essere cresciuti a Roma aiuta, ma per godere dei dettagli.
Descrivere la musica de I Cani è leggermente più complesso di quanto si creda. Sebbene la moltitudine di interviste e recensioni pubblicate negli ultimi tempi sul web (e non solo) contribuiscano da un lato alla spiegazione del progetto, del disco e della mente che vi è dietro, dall’altro tendono ad esagerare delle posizioni troppo personali e si perdono nel proclamare quelle caratteristiche che, per chi è convinto della spinta artistica innovatrice de I Cani, erano palesi fin dall’inizio.

E’ musica contemporanea, tanto da farci ricordare cosa effettivamente significa questa parola, in quanto creata ispirandosi tanto al passato recente quanto al presente, diffusa via internet,  incentrata sulla descrizione del reale. Nel suo essere così atipica, priva chiunque di molti punti di riferimento e appigli in una presunta descrizione. Proprio come altre correnti, tendenze e culture che in Italia si sono manifestate come atipiche, trasformate.  E’ prodotta da un’ etichetta indipendente, indie nel vero senso del termine e non perchè ispirata a sonorità appartenenti a band un tempo prodotte da indipendenti. Oltretutto, descrivendo la realtà attuale che ci circonda, riguarda molti di noi, da vicino, e piace ai teen, ai coetanei de I Cani, a persone adulte.

Tenendo presenti questi tratti distintivi, I Cani piuttosto che paragonarli impropriamente ad altri gruppi e cantautori oppure iscriverli in contesto di tradizione nazionale dell’indie (mai esistita) o provare a distorcene la produzione a favore del proprio credo, andrebbero tutelati nella loro autentica diversità.

Il cantautore italiano cerca sempre un punto di contatto che si basa solo sull’emozione, quel tipo di emozione per cui soffre uno per tutti” (da Rivista Studio)

Per quanto sia possibile associare la voce e il carattere descrittivo dell’autore a qualche musicista della storia recente, è necessario riflettere sui testi e vederli nella loro originalità, nel loro primato di essere quasi del tutto a-metaforici, spogli di figure retoriche, figli di una letteratura del nostro tempo, incentrati nella descrizione della realtà e quindi anche nella descrizione del protagonista, osservatore interno alle vicende e non essere immanente che scruta e giudica dall’esterno come un dio. Perchè è questa la musica d’autore alla quale siamo abituati, egocentrica, persa tra paroliberismi e ipertensione lirica patologica quanto quella arteriosa , del tutto autoreferenziale, alle volte incatenata a grandi nomi dell’arte e della cultura passata  (ma passata da molto) che certo hanno lasciato pesanti eredità ed insegnamenti sempre validi, ma che in questa tendenza di cantautorato vengono soltanto sfruttati per arricchire l’immaginario dell’ascoltatore e i propri testi, alla ricerca della spettacolarizzazione dell’emozione. Nel suo essere così distante dal resto, il progetto de I Cani come detto sopra coinvolge un pubblico eterogeneo, attirato dall’onestà della descrizione e, nei momenti più personali d’espressione, dall’onestà del sentimento; timido, disincantevole e triste, senza essere per forza totalizzante, straziante o patetico. Inoltre la potenza narrativa coinvolge anche chi non è patito delle sonorità espresse dall’autore romano: anch’esse ridotte dai commentatori a “synthpopelectrocommerciale tipo… tipo… “ non vanno intese soltanto come perfetto tappeto sonoro per le liriche ma come percorso che si muove da stili musicali e cosiddetti sottogeneri non in linea con le influenze correnti, soprattutto in Italia, soltanto accennati o sfruttati a piccole dosi, forse perchè poco riconducibili dall’ascoltatore medio.

“In Italia ho solo il rap come punto di riferimento sui testi” (da Vice)

Infine è impossibile spiegare I Cani senza considerare le reazioni che la loro fuoriuscita ha provocato. Quello che oggi ci piace chiamare hype appare più che giustificato se associato ad un progetto musicale emergente diffuso e conosciuto da tutti via internet. Eppure L’attenzione / dedizione verso I Cani non è condivisa da ogni giovane o da ogni ascoltatore di musica. Il “tutti” utilizzato nello specificare chi ne parla, li ascolta e li commenta assomiglia per esempio al tutti del pubblico di alcune tribune politiche televisive, che nasconde in realtà una fascia ben precisa di persone, accomunate da idee, pensieri e convinzioni. Mi spiego: I Cani parlano a tutti, e fanno sorridere anche il mio amico un po’ ignorante e burino che rivivendo nei versi la discoteca e la gioventù pariola apprezza una descrizione di ciò che lo circonda, ma colpiscono direttamente quella porzione gigantesca di individui che formano la classe media nazionale composta da I Cani, i loro simili, dal romano che riesce ad identificare tutti i riferimenti delle canzoni, dal ragazzo che, seppure non di Roma , comunque vede descritto qualcosa che lo riguarda; e poi dai fratelli minori cresciuti negli anni 00, da quelli maggiori e dai loro stessi padri. Un pubblico fformato da persone che condividono prospettive di vita, redditi, interessi prima che gusti musicali. E’ musica generazionale, perchè trattando nel dettaglio una certa generazione inevitabilmente coinvolge anche quelle limitrofe. Ed è borghese contemporanea, rivolta ad una speculazione critica del reale e non ad un’autocelebrazione anacronostica impreziosita da elementi suggestivi.

Vederli dal vivo è stato illuminante. Il paragone con la scena hip-hop, soprattutto passata, è stato istantaneo. Sotto il palco i ragazzini  e dietro le persone più grandi, braccia conserte, quasi scocciate di vedere il nemico immaginario delle canzoni sotto il palco, come se non fosse degno di stare lì, e infastiditi dal vedere sopra il palco altri ragazzini, con gli skinny e i capelli un po’ lunghi scompigliati. Avrebbero preferito una figura mitologica dietro al progetto. Invece c’era una persona simile a tante altre a cantare. E i grandi adesso non vogliono ammettere l’affezione, nonostante siano stati proprio loro a sbilanciarsi ed affermare “finalmente c’è qualcuno che dice le cose per come sono!”. Perchè da ragazzini non avevano un gruppo che gli dicesse la verità.

“Continueremo a non pubblicare ufficialmente foto e nomi”  (da Rock IT)

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  2. Gingillo
    09/22 2011

    E’ un pò un pilotto, però sono proprio d’accordo

  3. admin
    09/22 2011

    Assolutamente